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Piero Tosi

Costumista teatrale e cinematografico, nato a Sesto Fiorentino (Firenze) il 10 aprile 1927. Avvalendosi di una solida preparazione culturale e di un gusto raffinato, ha offerto un importante contributo al rinnovamento del costume, ripensandolo non più come un'aggiunta al personaggio ma come una componente fondamentale della sua definizione, ovvero – in base al principio che un abito deve essere letteralmente habitus – come un elemento che deve porsi in stretta relazione con i suoi connotati specifici. L'attività di T. si è legata in modo privilegiato alle regie di Luchino Visconti. Ha ricevuto nove Nastri d'argento, due David di Donatello, due Bafta Awards, cinque nominations all'Oscar e il President's Award della Costume Designers Guild, l'associazione dei costumisti americani.

Studiò a Firenze, prima all'Istituto d'arte e poi all'Accademia di Belle Arti, dove ebbe tra gli insegnanti O. Rosai. Iniziò l'attività di costumista nel 1947 in teatro. Nel cinema, per i primi venticinque anni si dedicò in prevalenza ai film di Luchino Visconti, nei quali fornì d'altronde i risultati migliori. Esordì come responsabile dei costumi di Bellissima (1951), intraprendendo quella ricerca di abiti presi dalla realtà che sarebbe diventata una sua caratteristica per i film di ambientazione contemporanea: così avvenne per il tailleur di Maddalena Cecconi (Anna Magnani), ‘sottratto' a una signora che lo indossava e sottoposto a un bagno nel tè per adattarlo alle esigenze fotografiche del film. Fu poi collaboratore di Marcel Escoffier per i costumi ottocenteschi di Senso (1954), e responsabile per quelli contemporanei di Le notti bianche (1957) e di Rocco e i suoi fratelli (1960). Il candore di Natalia (Maria Schell) venne sottolineato in Le notti bianche da abiti con colletti bianchi, mentre l'aria da sognatore di Mario (Marcello Mastroianni) da un intervento sul trucco (al quale, come alle acconciature, T. dedicò sempre molta attenzione), che sottrasse l'attore all'immagine da ‘povero ma bello' dei suoi primi film. In Rocco e i suoi fratelli scelse l'abbigliamento tipico dei mercati per Rocco e Simone Parondi (Alain Delon e Renato Salvatori), connotando invece il manager Morini (Roger Hanin) e la prostituta Nadia (Annie Girardot) con un misto di decoro e cattivo gusto piccolo-borghese. Il Gattopardo (1963) rappresenta uno dei vertici del magistero di T., per l'accuratezza nella ricostruzione degli abiti storici (fra i quali celeberrimo quello del ballo finale indossato da Angelica-Claudia Cardinale), che, tuttavia, sono sempre pensati in relazione sia con il personaggio sia con l'attore, come il frac indossato – con effetto ironico sulla figura tarchiata – da Calogero Sedara (Paolo Stoppa). Dopo gli abiti contemporanei in Il lavoro (1962), episodio del film collettivo Boccaccio '70, in cui utilizzò per Pupe (Romy Schneider) una mise di Chanel, e in Vaghe stelle dell'Orsa (1965), tornò a quelli d'epoca in La caduta degli dei (1969), per il quale avviò un'altra accurata documentazione, questa volta sulla moda degli anni Trenta. In Morte a Venezia (1971) il cappello di Tadzio (Björn Andresen) sottolinea il referente su cui egli è modellato, tra donatelliano e leonardesco, mentre l'aura eterea di sua madre (Silvana Mangano) viene resa dagli abiti leggeri e fluttuanti; molta cura fu dedicata al trucco di Gustav von Aschenbach (Dirk Bogarde), che aveva una precisa funzione narrativa. Nuovi grandi impegni attesero T. con Ludwig (1973) – si pensi al mantello che il re di Baviera (Helmut Berger) indossa durante l'incoronazione – e con L'innocente (1976), dove i colori (il nero, il rosso, il fucsia) connotano la posizione sociale dei personaggi femminili.
Nel lungo periodo in cui lavorò per Visconti T. indirizzò talora la sua attività verso film di modesta levatura e tuttavia interessanti come riflesso dello spirito del tempo (tra cui Vacanze a Ischia , 1957, di Mario Camerini). Raggiunse notevoli esiti in opere più importanti come I compagni (1963) di Mario Monicelli, di ambientazione ottocentesca ma popolare, o Medea (1969) di Pier Paolo Pasolini, dove realizzò costumi, monili e copricapo improntati a un gusto etnico e arcaico, ma anche fastoso.
Dopo la morte di Visconti T. ha inventato bizzarri abiti per La cage aux folles (1978; Il vizietto) di Edouard Molinaro, o si è dedicato nuovamente a quelli storici, come nel caso di Il malato immaginario (1979) di Tonino Cervi, La dame aux camélias (1981; La storia vera della signora delle camelie) di Mauro Bolognini (con cui ha lavorato più volte) oppure La traviata (1983) e Storia di una capinera (1993, ultimo film cui ha offerto il suo importante contributo), entrambi di Franco Zeffirelli, altro regista con cui ha spesso collaborato. Nel corso della sua carriera ha lavorato anche con Vittorio De Sica, Federico Fellini, Liliana Cavani. Da alcuni anni insegna storia del costume alla Scuola nazionale di cinema di Roma.

Voce di Marco Pistoia tratta dall’Enciclopedia del cinema Treccani, vol. 5°

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