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Il segreto: rubare con gli occhi!
Intervista a Piero Tosi

La passione, una buona preparazione storica, un pizzico di fortuna ma fondamentale è  trovare un costumista per fargli da assistente con pazienza e umiltà. E' importante fare l'aiuto di qualcuno, s'impara molto.

Quali le doti si devono possedere per fare questo lavoro?

Bisogna che il ragazzo capisca che è una sua passione, una sua necessità, si vede fin da piccolo, l'attitudine di guardare il vestito, di interessarsi dei colori, delle stoffe. Io non ho fatto nessuna  scuola, ho seguito un'altra strada, ho fatto l'istituto d'arte e poi l'accademia.

Perché il costumista, perché il cinema?

Perché ho sempre avuto una passione per il cinema, per il teatro molto meno. Quando andavo al cinema avevo un senso critico di ciò che era bello e di ciò che non lo era.. quando si è piccoli spesso si sbaglia, si notano spesso le banalità ma mi bastò vedere film di Sensani come Terza B, Piccolo mondo antico o Cavalleria per capire quale era la serietà e la bellezza di quei film.

Come ha imparato?

Rubavo con gli occhi, ho una memoria visiva ferrea.

Come ebbe inizio la sua carriera nel cinema?

Io cominciai con uno spettacolino teatrale dove eravamo tutti debuttanti. Regista Franco Enriquez.
L'anno successivo venne per il Maggio musicale a Firenze Luchino Visconti. C'erano tutti i più importanti ed affermati professionisti nel mondo dello spettacolo, con quelle persone si potevano fare dieci compagnie, per realizzare Troilo e Cressida nel giardino di Boboli. Era un festival di grandissimo prestigio. In quella occasione, Franco Zeffirelli che era lo scenografo e che io conoscevo già dagli anni dell'Accademia, mi permise di fare un provino per diventare il terzo aiuto della costumista Maria De Matteis. Quello fu il mio primo approccio professionale. Fortuna ha voluto che le cose non finissero lì. Consideri che a quel tempo non c'era l'abitudine di viaggiare, di spostarsi con la facilità di oggi. Per me il mondo del cinema era una vera e propria mitologia, lontanissima. In quel momento Visconti stava lavorando a un film tratto da Cronache di poveri amanti di Vasco Pratolini, che poi non realizzò. Mi si chiese di fare una dettagliata documentazione della vita fiorentina dell'epoca, che io mandai a Roma. Intanto Visconti che voleva fare un film con la Magnani da tutta la vita, trovò questo piccolo soggetto da un'idea di Zavattini perfetto per Anna e così decise di farne un film. Fu allora che io fui chiamato di nuovo. Il motivo per il quale venni scelto io pur non avendo alle spalle molta esperienza era proprio che a quel tempo c'era l'ossessione del realismo e un professionista avrebbe cominciato invece a scegliere i costumi in maniera tradizionale, con i bozzetti, le sartorie. La sua costumista di sempre che aveva fatto il Troilo e Ossessione era Maria De Matteis. Non andava bene, non era ciò che Visconti cercava per il film, lui voleva abiti veri, presi dalla strada. L'ordine era questo: praticamente non dovevo sapere nulla, a mala pena ero stato informato della storia, venni spedito per strada a beccare i passanti ai quali chiedere di darmi i loro vestiti. Li fermavo, in quel momento il cinema era una mitologia, Anna Magnani non ne parliamo, e la gente era felicissima di togliersi i vestiti per il film, pagandolo o comprandone un altro. Io sono arrivato il sabato e lunedì ho cominciato la prima sequenza di Bellissima in via Quattro Fontane. Me la facevo addosso ma a 22 anni si ha il coraggio della disperazione e della forza, oggi non lo potrei più fare.

E come fu lavorare con la Magnani?

Fu molto problematico. Lei era una grande attrice e una donna con un carattere molto forte. Io era un ragazzetto sconosciuto e giovanissimo, non era facile che lei si fidasse di me. Mi metteva alla prova in continuazione, oltretutto io non ero mai stato a Roma né conoscevo il dialetto romano. Era un personaggio vivace, al mattino di pessimo umore, insofferente perché cominciava a carburare nel pomeriggio. Però io ho avuto la fortuna di lavorare con grandissimi registi geniali e quindi gli attori con me non hanno mai fatto capricci.

E lavorare con Visconti?

Anche con lui non fu facile all'inizio. Ho lavorato per 27 anni con Luchino, ma al tempo di Bellissima praticamente non gli rivolsi mai la parola. Per arrivare a lui dovevo parlare con Francesco Rosi e con Franco Zeffirelli., andavo da loro e dicevo “Io avrei un tailleur di lino sgualcito per l'insegnante di recitazione, chiederesti a Visconti cosa ne pensa” e Visconti rispondeva “C'è tempo, c'è tempo” quando invece mancavano solo due giorni alle riprese di quella scena. Si lavorava sempre con un'ansia incredibile. Era evidente che lui mi accettò solo per fare un favore a Zeffirelli. D'altra parte lavorare con Visconti era ad un tempo difficile e estremamente rassicurante. Lui era un grande condottiero, aveva perfettamente in mente ciò che voleva e come ottenerlo, per cui guidava tutti e diceva a tutti esattamente cosa dovevano fare senza alcun margine di dubbio o di incertezza. Guai però a contrastarlo! Ricordo una volta che sul set di Ludwig il primo giorno di riprese Romy Schneider disse che era stanca. Visconti le rispose che non era professionale. Lei allora osò affermare che in quella troupe l'unica vera professionista era lei. Apriti cielo!!! Lei non s'immagina cosa accade e quello che Luchino riuscì a dire. Il film si fermò per una settimana. Questo per spiegarle come nessuno osasse dire nulla alla sua presenza né tantomeno fare capricci, nessuno.

Qual è la base del mestiere del costumista?

Intanto il lavoro al trucco e il lavoro di acconciatura sono fondamentali. Il lavoro del costumista va la di là del disegnare i bozzetti, scegliere le stoffe, i materiali, dell'assistere alla nascita degli abiti e alle prove sugli attori. Significa alzarsi al mattino presto, vivere quotidianamente sul set, otto, dieci, dodici ore al giorno, seguire costantemente gli attori, non mollarli, non abbandonarli mai a se stessi.  
Non solo ma spesso ènecessario fare lo psicologo, avere la pazienza di coccolare le attrici, di rassicurarle, di viziarle, ma anche truffarle quando necessario, tipo “così sei veramente sublime, splendida!” quando non era vero. Per esempio nel Gattopardo, la povera Lola Braccini, la principessa di Ponteleone, ero stato costretto a massacrarla perché nel romanzo Tomasi la descrive come un mostro. Ogni giorno al trucco mi piangeva il cuore di doverla conciare così. Mi ero messo d'accordo con il capotruccatore, De Rossi, perché imbruttendola la corteggiasse. De Rossi era un uomo bellissimo, un tombeur d'attrici. La sua corte avrebbe mitigato l'amarezza della povera Lola Braccini. Funzionò. Un giorno Lola indossava una vestaglia verde che sedendosi al trucco le si aprì mostrando il suo decolté. Io allora esclamai prontamente “Che splendido decolté che hai!” e Alberto De Rossi rincarò il complimento. Lei sorrise e noi cominciammo a deturparla senza problemi.

Qual è la strada per fare questo lavoro?

Per arrivare, si arriva per tentativi. Intanto oltre allo studio, bisogna conoscere le diverse epoche storiche con grande serietà, i personaggi, i costumi di un periodo, non basta limitarsi a fare il bozzetto fine a se stesso ma è necessario costruire il personaggio, documentarsi in maniera ferrea, poi, se si riesce, va bene anche usare la fantasia, si può anche inventare ma solo a condizione di conoscere esattamente la realtà. Poi bisogna avere fortuna, come in tutte le cose, saper cogliere le occasioni quando capitano, bisogna imparare a muoversi nell'ambiente del cinema e prima ancora per entrare bisogna fare sei-sette anni di assistentato, che ormai non si fa più. Trovare un modo di avvicinare un costumista, diventare il terzo-quarto assistente e poi andare avanti. Perché fare l'assistente anche a un cattivo costumista serve comunque moltissimo per apprendere il mestiere, come tirocinio, per la manualità.

E' necessario saper disegnare ovviamente?

Non è così necessario, ci sono bravissimi costumisti che spiegano a parole ciò che poi bisogna realizzare. I grandi sarti non sanno mica tutti disegnare, l'importante è avere ben chiaro nella testa ciò che si vuole.

E le difficoltà di questo lavoro?

Le difficoltà sono enormi. Intanto perenne mancanza di denaro, poi mancanza di tempo quasi sempre. Bisogna avere grande passione, grande velocità, saper acchiappare le occasioni di lavoro a volo.

E le soddisfazioni?

Ma io le soddisfazioni non le ho mai provate, esclusi i primi due o tre anni. Poi sono state rotture infinite, non ne potevo più e non vedevo l'ora di finire e di cancellare tutto quello che avevo fatto.

Non posso credere che non ha amato il suo lavoro

No, non l'ho amato. Nei primi tempi andavo nelle produzioni come si può andare a un'impiccagione. Mi chiedevo perché mi vogliono questi, perché mi pagano, per mesi tutta la preparazione era una vera tortura, mi sentivo una specie di ‘pacco' nelle loro mani,   poi quando arrivava il vivo del lavoro, il momento di girare a quel punto mi adattavo e riuscivo ad avere anche qualche giornata di serenità… per me è uno dei lavori più ingrati del mondo e più faticosi, è un vero e proprio facchinaggio, soprattutto quando è fatto senza tempo, di corsa… lo stress è enorme. Ci sono però anche dei costumisti che sono più sicuri di sé che disegnano un bozzetto e dicono “ecco, perfetto, è proprio questo che volevo”. Per me non è mai stato così. Io facevo un bozzetto e lo buttavo e così via per giorni finché non arrivava il fatidico incontro con l'attore e con il regista di turno – soprattutto Visconti che non mollava mai, era sempre presente a ogni provino – ed io sulla scelta della stoffa, assolutamente determinante, perché è la materia la prima cosa che determina un vestito e che gli dà la forma, a poco a poco facevo il personaggio.

Avrebbe fatto quindi un altro lavoro?

Si, io spesso mi dicevo che avrei voluto avere una portineria in Prati.

Che consiglio darebbe a chi volesse fare questo lavoro?

A me avevano sconsigliato tutti di farlo agli inizi. Ma chi ha veramente passione e desidera fare questo lavoro, dopo gli studi e una buona preparazione di base, deve trovare un costumista e cominciare a fare l'assistente con pazienza. E' importante fare l'aiuto di qualcuno, s'impara molto.

a cura di Gaia Marotta

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