La letteratura nella rete
Per i più è la nuova frontiera della letteratura, per altri solo il far west dei matti. È certo che l’avvento della Rete ha segnato una rivoluzione per la comunicazione letteraria, offrendo una mezzo dalle straordinarie potenzialità d’accesso e per di più a basso costo. Il risultato è una vera e propria esplosione di blog e forum di discussione dedicati alla letteratura. Non esiste ormai genere letterario che non conti decine di siti dedicati. Anche scrittori e critici affermati utilizzano ormai la Rete per dibattere i temi della produzione letteraria e nella Rete si sono esercitati e messi in luce i talenti di molti autori poi consacrati al loro esordio in libreria (due nomi per tutti: Saviano e Moresco). In questo senso Internet ha ormai in larga misura (ma non del tutto) soppiantato le tradizionali riviste letterarie come luogo privilegiato di discussione e come laboratorio in cui sintetizzare nuove forme espressive. Non a caso gli editori hanno cominciato a monitorare la Rete, alla ricerca di novità interessanti da mandare in stampa.
Gli scettici, però, storcono il naso perché Internet abolisce (o quasi) ogni forma di mediazione e quindi chiunque può svegliarsi la mattina e incoronarsi nel proprio blog erede diretto di Marcel Proust, di Ernest Hemingway, o di qualcun altro ancora. L’obiezione ha però scarsa consistenza. Se è vero, infatti, che la proliferazione di siti web di argomento letterario produce un effetto di disorientamento e impone agli utenti una selezione attenta, è pur vero che la rete offre - in mezzo a molto ciarpame - un ventaglio comunque amplissimo di siti di ottimo livello. Per di più, la maggior parte dei siti di qualità è gestito da comitati editoriali che svolgono funzioni analoghe a quelli delle riviste tradizionali, assicurando una valutazione preventiva (e tecnica) di quanto viene pubblicato.
La vera difficoltà parlando di blog letterari è che ce ne sono una marea e, quindi, qualsiasi analisi del fenomeno non può che essere parziale. Ci limiteremo a citare solo alcuni casi emblematici di una situazione in costante mutamento.
Cominciamo con Nazione Indiana, blog nato nel 2003. Gli intenti apertamente critici rispetto all’establishment culturale nazionale dichiarati nel manifesto programmatico del sito, danno un’idea abbastanza chiara del clima che si respira in Rete: “Nella cultura italiana vige la pratica dello scambio di favori. Ci impegniamo a non accettare nessun clientelismo. Non solo i “do ut des” immediati, ma anche le soggezioni, gli atteggiamenti reverenziali in vista di futuri tornaconti o per timore di essere esclusi o danneggiati dai “padrini della cultura”: boss grandi e piccoli del giornalismo e dell’editoria, amministratori pubblici, funzionari, giurie di premi, organizzatori di eventi, etc…”.
La rete come spazio di libertà espressiva, dunque, come spiega Christian Raimo, uno dei collaboratori storici del sito: “L’editoria - ci dice - è in crisi per mancanza di fondi, per un processo economico legato al consumo. Essere coerentemente critici ed economicamente indipendenti diventa sempre più difficile. Un problema legato anche alla latitanza dei cosiddetti committenti pubblici, come università e scuola, che potrebbero essere propulsori del mercato e che un tempo erano animatori di un dibattito culturale oggi ridotto al lumicino. Ecco perché le riviste letterarie in rete assorbono e rappresentano uno spazio diverso e importante”
Interessante anche l’esperienza di Giuseppe Genna, animatore infaticabile di scritture nella rete, dove ha iniziato la sua attività e si è fatto conoscere, per poi navigare anche nei canali editoriali tradizionali. Nel 2002, Genna ha dato vita alla rivista on line I Miserabili. “All’epoca – ci dice - mi sembrava che la Rete potesse dare la scossa alla società editoriale e affiancarsi al lavoro che il collettivo Luther Blissett/Wu Ming andava facendo, mentre anche Valerio Evangelisti e Giulio Mozzi operavano su Internet in modo penetrante. I Miserabili nasceva come evoluzione personale del lavoro svolto per la Società delle Menti, l’area letteraria del portale Clarence.it. Il registro era mordace, sarcastico, stroncatorio, oppure clamorosamente propagandistico rispetto a ciò che l’editoria faceva fatica a recepire (Palahniuk, Foster Wallace, Vollman, Houellebecq, l’AvantPop, la poesia in generale). La cosa fondamentale mi sembrava esaltare ciò che di positivo avveniva, oltre a estendere una sorta di pedagogia della letteratura attraverso articoli speciali”.
Genna è anche uno dei pionieri di una nuova possibilità offerta dalla rete alla letteratura: quella del self-publishing (a questo aspetto dedicheremo prossimamente un articolo a parte n.d.r.). Il suo romanzo Medium può essere letto o scaricato gratuitamente dalla rete, oppure acquistato in forma di vero e proprio libro sul sito Lulu.com.
Molti blogger ormai hanno raggiunto un ruolo paragonabile a quello un tempo assolto dai cosiddetti “critici militanti”. Siti come Vibrisse, bollettino di Giulio Mozzi, Lipperatura di Loredana Lipperini, oppure Carmilla sono diventati un punto di riferimento importante per molti lettori e per molti addetti ai lavori.
Ci sono poi iniziative sperimentali come quella di BIRRA (Bagarre Internazionale Riviste Alternative), che intende dare alle riviste “una possibilità di confronto e visibilità, aprendo a tutti un mondo spesso conosciuto solo agli addetti ai lavori”. Oppure giovani scrittori che a furia di darci dentro nella Rete si sono ritagliati uno spazio anche nell’editoria tradizionale, come Davide Bregola.
La Rete rappresenta soprattutto un ambito libero dai troppi condizionamenti del “sistema culturale” ufficiale, in cui ci si può permettere il gusto dell’iperbole e della provocazione. Anche a costo di spararla grossa, come nel caso di Eleanore Rigby, il sito che si definisce, nientemeno, che “il più importante pamphlet letterario del mondo”.
Internet rappresenta, comunque, uno degli sbocchi più promettenti per chi scrive e cerca una propria strada per farsi conoscere. Serve molto impegno e rigore. In Rete la concorrenza è altrettanto, se non più, agguerrita che nelle librerie e nelle anticamere degli editori. Bisogna produrre, tenersi aggiornati, individuare le strategie più adeguate per farsi conoscere. Tanto che qualcuno ha pensato di stabilire una sorta di decalogo per rendere famoso il proprio blog. Rimane però fondamentale non lasciarsi abbagliare dal senso di libertà assoluta che promana dalla Rete. Il primo requisito per fare della letteratura, anche nell’era rivoluzionaria di Internet resta una spiccata capacità autocritica.
Emiliano Sbaraglia
Giovanni Battista Tomassini
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