TreccaniLab
  Treccani.itContatti
   
  In/Out
  Biennale d'Arte


   

Alla ricerca del capolavoro sconosciuto
Intervista a Peppe Podda e Giancarlo Porcu (Il Maestrale)

Foto di Daniela Zedda

La loro sembra una favola romantica, più che una case history imprenditoriale. Giovani librai di provincia che si lasciano tentare dalla scommessa di passare dall’altra parte della barricata per provare a farli i libri, oltre che venderli. Alla base del loro successo una scelta da Don Chisciotte: puntare su scrittori nuovi e sconosciuti. Molti, all’inizio li hanno considerati con scetticismo e si sono battuti l’indice sulla tempia. Tanto più che la libreria quei ragazzi non ce l’avevano né a Milano né a Roma, ma a Nuoro. Della loro Sardegna, però, Peppe Podda e Raffaele Casula avevano colto il fermento. Sapevano che quel popolo ombroso e generosissimo che sono i sardi ha un ancestrale propensione al racconto. Bisognava solo offrirgli uno spazio per esprimersi e sarebbero fioriti i talenti. Nel 1992 nasceva Il Maestrale, piccolo editore che ha scoperto e lanciato scrittori ormai diventati patrimonio nazionale, come Marcello Fois, Giorgio Todde e Salvatore Niffoi e che ha avuto un ruolo decisivo nella nascita di quella nouvelle vague sarda che ha invaso felicemente le nostre librerie. Abbiamo incontrato Peppe Podda insieme a Giancarlo Porcu, che è l’editor de Il Maestrale.

Come vi è venuto in mente di puntare sugli autori esordienti?

(Podda) In realtà, i primissimi libri che abbiamo pubblicato recuperavano testi ormai introvabili di importanti scrittori nuoresi, come Salvatore Cambosu e Grazia Deledda. Lavorando in libreria, però, ci siamo resi conto che c’era uno spazio ancora libero nel mercato editoriale sardo, quello appunto della nuova narrativa.

Quali sono stati i primi autori che avete pubblicato?

(Podda) Sicuramente, quello che ci ha aperto la strada, nel ’96-’97, è stato l’incontro con Marcello Fois. Lui aveva cominciato a pubblicare le prime cose e aveva vinto il Premio Calvino. Organizzammo una presentazione dei suoi primi lavori in libreria. Chiacchierando con lui, gli proponemmo di fare qualcosa insieme. Si entusiasmò moltissimo e nacquero così le prime idee. Libri come Nulla, Sempre Caro… che ci incoraggiarono a dare spazio ai nuovi scrittori sardi. Nello stesso tempo, prendemmo contatto con autori della regione già affermati, come Giulio Angioni, che aveva pubblicato con Feltrinelli e Marsilio. A poco a poco, cominciammo così a proporre un’opportunità che nella nostra regione mancava del tutto. Dopo le prime pubblicazione, arrivarono anche i primi manoscritti di autori nuovi. Così abbiamo conosciuto Giorgio Todde, Francesco Abate, Salvatore Niffoi e altri, che poi si sono affermati anche a livello nazionale.

Come lavorate alla selezione degli inediti?

(Porcu) La redazione è composta da redattori-lettori. Tutti leggiamo il materiale che ci arriva. C’è poi anche un comitato esterno di lettori. Al momento, lavoriamo prevalentemente sui testi che ci arrivano in redazione. Ne riceviamo più o meno trecento all’anno. Ogni volta, apriamo il pacco sperando di trovare un capolavoro. I testi vengono smistati tra la redazione e i lettori esterni e se passano il primo vaglio, li sottoponiamo a più lettori, in modo da arrivare a un confronto di opinioni fra redattori e lettori esterni. La prima cosa che cerchiamo di valutare è se il testo ha una sua qualità letteraria. In particolare, ci interessa capire se l’autore ha un proprio linguaggio, se insomma è in grado di esprimere una voce narrativa che lo contraddistingua. Si tratta di un criterio di selezione molto severo. Sono pochi i testi che lo soddisfano tra i molti che ci vengono spediti. Comunque, leggiamo tutto quello che ci arriva. Magari non tutto fino alla fine, perché il tempo è poco e spesso bastano poche pagine per rendersi conto se un testo merita una lettura approfondita. Discorso diverso è invece quello che riguarda autori che già conosciamo e con i quali c’è già un rapporto di collaborazione. Con questi si fa un lavoro di editing e di revisione, ma su testi che hanno già una loro fisionomia ben precisa.

Come si riconosce la voce di un narratore?

(Porcu) Per questo entra in gioco l’intera biblioteca mentale del redattore. Occorre, ovviamente, una preparazione specifica. Serve, innanzitutto una passione da grandi lettori, ma anche una competenza tecnica, maturata attraverso studi specialistici. Nella nostra redazione ci sono, infatti, competenze diverse. C’è chi è laureato in storia, chi invece ha fatto studi di tipo letterario, o filosofico. Questo ci  permette di valutare e apprezzare i diversi aspetti presenti in ogni libro.

Avete avuto mai la tentazione di spingervi oltre i confini regionali sardi?

(Podda) Lo stiamo già facendo. E non perché la riserva di caccia sarda si stia esaurendo. In fondo siamo un milione e mezzo di abitanti e non si può pretendere che di buoni scrittori ce ne siano ancora moltissimi. Nonostante questo, però, continuiamo a scoprire talenti nell’isola. Comunque, quest’anno abbiamo pubblicato un libro di una giovane esordiente emiliana, Alessandra Neri,  e cominciato a prendere in considerazione anche le proposte di alcuni agenti letterari, che operano per noi una sorta di preselezione.

Come funziona questo tipo di consulenza degli agenti?

(Porcu) Intanto, serve un’attenzione particolare nell’individuare gli agenti giusti. Ce ne sono alcuni che sono molto accurati e credono con convinzione nelle qualità dei libri che ci propongono. Addirittura, qualcuno – non sono molti – si impegna con l’autore a ricevere un compenso solo se si arriva a firmare un contratto con l’editore. Di solito, questo lo motiva a selezionare opere di buona qualità e a individuare con precisione l’editore al quale proporre il testo. In linea di massima, quelli che lavorano in questo modo sono quelli che ci ispirano maggiore fiducia.
(Podda) Per di più, attraverso gli agenti ci arrivano proposte già mirate al tipo di linea editoriale della nostra casa editrice. Ci fa piacere constatare che ci scelgono considerandoci editori che prestano una particolare attenzione alle loro pubblicazioni. È un segno di come il lavoro che abbiamo intrapreso in questi anni viene percepito dagli operatori del settore, ma siamo convinti che rispecchi anche la considerazione del pubblico più vasto dei lettori. E questo, ovviamente, ci fa molto piacere.

Alcuni dei vostri libri di maggior successo sono stati diffusi a livello nazionale da Frassinelli. Come siete riusciti a creare questo rapporto di collaborazione con un grande editore, senza rimanerne stritolati?

(Podda) Quando si ha in squadra un buon giocatore e facile che arrivi un club più grande e più ricco che vuole comprarlo. È quello che è successo con Marcello Fois. Il suo romanzo Sempre Caro… fu un caso letterario. Cominciarono a fioccare le recensioni e subito anche le richieste di acquisizione dei diritti da parte di editori di tut­t’Europa. Ovviamente, anche gli editori italiani più grandi di noi erano interessati. Con Carla Tanzi ci fu una trattativa molto positiva, che alla fine garantì a Frassinelli la possibilità di commercializzare un buon romanzo e a noi di non bruciare tutto per una manciata di quattrini. Va riconosciuto che la Tanzi dimostrò una sensibilità particolare e si stabilì con lei un rapporto di ottima collaborazione. Concordammo che Frassinelli  avrebbe potuto stampare il romanzo per venderlo a livello nazionale, riconoscendoci una percentuale sulle vendite. L’esperimento andò benissimo e lo abbiamo ripetuto con successo anche con altri autori, come Giorgio Todde e Alberto Capitta.

Oggi però avete fatto il grande passo e siete distribuiti anche voi a livello nazionale…

(Podda) Sì, da gennaio siamo nel circuito distributivo del gruppo Rizzoli.

Cos’è cambiato per voi con questa scelta?

(Podda) Ha significato passare dall’artigianato a un sistema di tipo industriale. Questo ci impone una programmazione a più lunga scadenza di tutto ciò che produciamo, con ritmi molto incalzanti. Il nostro impegno è, comunque, fare in modo che questo non ci impedisca di proseguire quel lavoro di selezione e di cura che abbiamo condotto sinora. Anzi, siamo convinti che questa sia l’unica strada percorribile da un editore come noi che, non disponendo di grandi capitali, deve necessariamente puntare sulla qualità. Sinora, i riscontri sono positivi e siamo soprattutto soddisfatti di constatare che anche i librai hanno dimostrato un notevole interesse per le nostre proposte.

Parlando con l’editor della Mondadori, Antonio Franchini, ho avuto la sensazione di una persona assediata dalle proposte. Voi invece sembrate felicemente in caccia di nuovi autori…

(Porcu) Effettivamente, la nostra condizione di piccoli editori ci consente di meditare molto più a lungo su un testo e di valutare con maggiore calma i dattiloscritti che riceviamo. Questo non è sicuramente possibile per l’editor di una grande azienda. È vero, siamo sempre a caccia di novità e l’impegno impostoci dalla distribuzione nazionale è uno stimolo ulteriore a trovare nuove proposte.

Allora è vero che agli esordienti conviene puntare sui piccoli editori?

(Porcu) Sì, anche se poi spesso il piccolo editore non ha la forzacommerciale per imporre un nuovo autore a livello nazionale. Spesso si tratta semplicemente di riuscire a trovare lo spazio in libreria. Insomma, sia il grande, sia il piccolo editore hanno i loro pro e i loro contro. Il primo difficilmente ha la possibilità di ricercare e ponderare con calma le nuove proposte, ma poi riesce a pubblicizzarle ampiamente. Il secondo, invece, è più ricettivo verso gli autori esordienti, ma poi non ha la piena capacità di farli conoscere al grande pubblico.

Sulla base della vostra esperienza, cosa suggerite a chi scrive e sogna di pubblicare il suo primo romanzo?

(Porcu) Innanzitutto di studiare i cataloghi delle case editrici. Uno degli errori tipici degli scrittori esordienti è inviare a un editore un testo che non ha niente a che vedere con la sua linea editoriale. Un’altra cosa molto importante è curare la lettera di presentazione. Spesso la si sottovaluta, eppure è la prima cosa che un editore legge di uno scrittore esordiente. Se la lettera colpisce nel segno può incuriosire persino l’edi­tor più oberato di proposte.

Com’è fatta una buona lettera di presentazione?

(Porcu) Innanzitutto, deve essere sintetica. Poi ognuno ci metta quello che vuole, ma tenendo conto che quello che scrive darà la prima impressione. Una certa modestia non guasta e va bene anche un po’ di ironia, ma senza esagerare. Proprio Antonio Franchini, in un convegno dedicato a Sergio Atzeni lesse, a titolo di esempio, una lettera che lo scrittore sardo aveva spedito a Sellerio per proporgli il suo romanzo d’esordio. Si trattava di una lettera che, nella sua stringatezza, nella sua pulizia sintattica e nella sua modestia esprimeva già tutto l’uomo e lo scrittore. Quando si riceve un romanzo accompagnato da una lettera così, non c’ è quasi bisogno di leggerlo per decidere di pubblicarlo.

a cura di Giovanni Battista Tomassini

torna su - Invia un commento

 

interviste agli scrittori

interviste agli editor

Rosaria Carpinelli
Antonio Franchini
Stas’ Gawronski

Intervista a Peppe Podda e Giancarlo Porcu de Il Maestrale

le riviste letterarie

Fucina di talenti o circolo di nostalgici?

le agenzie letterarie

Talent scout a pagamento

letteratura on-line

La letteratura nella rete

A vostre spese a vostro rischio

Link

Il Maestrale
Francesco Abate
Giulio Angioni
Sergio Atzeni
Salvatore Cambosu
Alberto Capitta
Grazia Deledda
Marcello Fois
         Nulla
        Sempre Caro…
Antonio Franchini
Alessandra Neri
Salvatore Niffoi
Giorgio Todde
Feltrinelli
Frassinelli
Marsilio
Mondadori
Premio Calvino
Rizzoli
Sellerio

 

 


© Istituto della Enciclopedia italiana 2007