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Alla ricerca del capolavoro sconosciuto
La loro sembra una favola romantica, più che una case history imprenditoriale. Giovani librai di provincia che si lasciano tentare dalla scommessa di passare dall’altra parte della barricata per provare a farli i libri, oltre che venderli. Alla base del loro successo una scelta da Don Chisciotte: puntare su scrittori nuovi e sconosciuti. Molti, all’inizio li hanno considerati con scetticismo e si sono battuti l’indice sulla tempia. Tanto più che la libreria quei ragazzi non ce l’avevano né a Milano né a Roma, ma a Nuoro. Della loro Sardegna, però, Peppe Podda e Raffaele Casula avevano colto il fermento. Sapevano che quel popolo ombroso e generosissimo che sono i sardi ha un ancestrale propensione al racconto. Bisognava solo offrirgli uno spazio per esprimersi e sarebbero fioriti i talenti. Nel 1992 nasceva Il Maestrale, piccolo editore che ha scoperto e lanciato scrittori ormai diventati patrimonio nazionale, come Marcello Fois, Giorgio Todde e Salvatore Niffoi e che ha avuto un ruolo decisivo nella nascita di quella nouvelle vague sarda che ha invaso felicemente le nostre librerie. Abbiamo incontrato Peppe Podda insieme a Giancarlo Porcu, che è l’editor de Il Maestrale. Come vi è venuto in mente di puntare sugli autori esordienti? (Podda) In realtà, i primissimi libri che abbiamo pubblicato recuperavano testi ormai introvabili di importanti scrittori nuoresi, come Salvatore Cambosu e Grazia Deledda. Lavorando in libreria, però, ci siamo resi conto che c’era uno spazio ancora libero nel mercato editoriale sardo, quello appunto della nuova narrativa. Quali sono stati i primi autori che avete pubblicato? (Podda) Sicuramente, quello che ci ha aperto la strada, nel ’96-’97, è stato l’incontro con Marcello Fois. Lui aveva cominciato a pubblicare le prime Come lavorate alla selezione degli inediti? (Porcu) La redazione è composta da redattori-lettori. Tutti leggiamo il materiale che ci arriva. C’è poi anche un comitato esterno di lettori. Al momento, lavoriamo prevalentemente sui testi che ci arrivano in redazione. Ne riceviamo più o meno trecento all’anno. Ogni volta, apriamo il pacco sperando di trovare un capolavoro. I testi vengono smistati tra la redazione e Come si riconosce la voce di un narratore? (Porcu) Per questo entra in gioco l’intera biblioteca mentale del redattore. Occorre, ovviamente, una preparazione specifica. Serve, innanzitutto una passione da grandi lettori, ma anche una competenza tecnica, maturata attraverso studi specialistici. Nella nostra redazione ci sono, infatti, competenze diverse. C’è chi è laureato in storia, chi invece ha fatto studi di tipo letterario, o filosofico. Questo ci permette di valutare e apprezzare i diversi aspetti presenti in ogni libro. Avete avuto mai la tentazione di spingervi oltre i confini regionali sardi? Come funziona questo tipo di consulenza degli agenti? (Porcu) Intanto, serve un’attenzione particolare nell’individuare gli agenti giusti. Ce ne sono alcuni che sono molto accurati e credono con convinzione nelle qualità dei libri che ci propongono. Addirittura, qualcuno – non sono molti – si impegna con l’autore a ricevere un compenso solo se si arriva a firmare un contratto con l’editore. Di solito, questo lo motiva a selezionare opere di buona qualità e a individuare con precisione l’editore al quale proporre il testo. In linea di massima, quelli che lavorano in questo modo sono quelli che ci ispirano maggiore fiducia. Alcuni dei vostri libri di maggior successo sono stati diffusi a livello nazionale da Frassinelli. Come siete riusciti a creare questo rapporto di collaborazione con un grande editore, senza rimanerne stritolati? (Podda) Quando si ha in squadra un buon giocatore e facile che arrivi un Oggi però avete fatto il grande passo e siete distribuiti anche voi a livello nazionale… (Podda) Sì, da gennaio siamo nel circuito distributivo del gruppo Rizzoli. Cos’è cambiato per voi con questa scelta? (Podda) Ha significato passare dall’artigianato a un sistema di tipo industriale. Questo ci impone una programmazione a più lunga scadenza di tutto ciò che produciamo, con ritmi molto incalzanti. Il nostro impegno è, comunque, fare in modo che questo non ci impedisca di proseguire quel lavoro di selezione e di cura che abbiamo condotto sinora. Anzi, siamo convinti che questa sia l’unica strada percorribile da un editore come noi che, non disponendo di grandi capitali, deve necessariamente puntare sulla qualità. Sinora, i riscontri sono positivi e siamo soprattutto soddisfatti di constatare che anche i librai hanno dimostrato un notevole interesse per le nostre proposte. Parlando con l’editor della Mondadori, Antonio Franchini, ho avuto la sensazione (Porcu) Effettivamente, la nostra condizione di piccoli editori ci consente di meditare molto più a lungo su un testo e di valutare con maggiore calma i dattiloscritti che riceviamo. Questo non è sicuramente possibile per l’editor di una grande azienda. È vero, siamo sempre a caccia di novità e l’impegno impostoci dalla distribuzione nazionale è uno stimolo ulteriore a trovare nuove proposte. Allora è vero che agli esordienti conviene puntare sui piccoli editori? (Porcu) Sì, anche se poi spesso il piccolo editore non ha la forzacommerciale per imporre un nuovo autore a livello nazionale. Spesso si tratta semplicemente di riuscire a trovare lo spazio in libreria. Insomma, sia il grande, sia il piccolo editore hanno i loro pro e i loro contro. Il primo difficilmente ha la possibilità di ricercare e ponderare con calma le nuove proposte, ma poi riesce a pubblicizzarle ampiamente. Il secondo, invece, è più ricettivo verso gli autori esordienti, ma poi non ha la piena capacità di farli conoscere al grande pubblico. Sulla base della vostra esperienza, cosa suggerite a chi scrive e sogna di pubblicare il suo primo romanzo? (Porcu) Innanzitutto di studiare i cataloghi delle case editrici. Uno degli errori tipici degli scrittori esordienti è inviare a un editore un testo che non ha niente a che vedere con la sua linea editoriale. Un’altra cosa molto importante è curare la lettera di presentazione. Spesso la si sottovaluta, eppure è la prima cosa che un editore legge di uno scrittore esordiente. Se la lettera colpisce nel segno può incuriosire persino l’editor più oberato di proposte. (Porcu) Innanzitutto, deve essere sintetica. Poi ognuno ci metta quello che vuole, ma tenendo conto che quello che scrive darà la prima impressione. Una certa modestia non guasta e va bene anche un po’ di ironia, ma senza esagerare. Proprio Antonio Franchini, in un convegno dedicato a Sergio Atzeni lesse, a titolo di esempio, una lettera che lo scrittore sardo aveva spedito a Sellerio per proporgli il suo romanzo d’esordio. Si trattava di una lettera che, nella sua stringatezza, nella sua pulizia sintattica e nella sua modestia esprimeva già tutto l’uomo e lo scrittore. Quando si riceve un romanzo accompagnato da una lettera così, non c’ è quasi bisogno di leggerlo per decidere di pubblicarlo. a cura di Giovanni Battista Tomassini |
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