‘Chiunque viva in campagna, o sia andato in giro tra i boschi con il proprio cane, avrà fatto la conoscenza di un minuscolo animale che, appeso tra i rami dei cespugli, attende la preda (sia umana che animale) per lasciarsi cadere sulla vittima e nutrirsi del suo sangue’(p. 41). È così che Jacob von Uexküll ci presenta la zecca, acaro appartenente all’ordine degli aracnidi, dal mondo percettivo completamente diverso dal nostro: privo di occhi, viene guidato dal tatto, dall’olfatto e dal calore. Grazie alla sensibilità alla luce conosce il punto più fortunato di appostamento per la ‘caccia’, guidata dalla traccia olfattiva dell’acido butirrico prodotto dalla pelle dei mammiferi è a conoscenza del passaggio di un animale e con il calore, capisce che potrà finalmente nutrirsi, infilando la testa nella pelle priva di peli della sfortunata preda (dopo un’attesa che può essersi protratta anche per 18 anni). ‘Nel mondo sterminato che circonda la zecca, tre stimoli brillano come segnali luminosi nell’oscurità’ (p.50). Ogni essere animato è in possesso di un proprio ambiente percettivo (umwelt) specifico, irriducibile a quello degli altri, frutto di un particolare incontro tra la propria specie e il mondo che lo circonda. Oggi si parla di nicchia ecologica, "scavata" dalla popolazione di ciascuna specie animale o vegetale nell'ecosistema cui si e' adattata. Il nostro corpo, sottolinea il fisiologo estone/tedesco, che dopo i primi studi zoologici a Tartu si trasferisce ad Heidelberg (collaborando con il fisiologo W. Kühne[1], allievo J.P. Müller[2] e studia contemporaneamente i ricci di mare presso la stazione zoologica di Napoli (von Uexküll è innamorato dell’Italia: morirà infatti a Capri nel 1944), reagisce solo a certi stimoli, perché è in grado di percepire solo quelli. Attraverso il parallelismo delle immagini del mondo percettivo dell’uomo, della mosca e del mollusco (le illustrazioni sono curate da Georg Kriszat, co-autore del volume), esplicita l’idea che lo spazio visivo degli animali sia in realtà un mosaico di molteplici luoghi diversi, cioè di elementi minimi di percezione al di sotto dei quali non è più possibile cogliere la distinzione. È la conoscenza del numero di ‘elementi ottici’ (coni e bastoncelli nella retina), ciascuno dei quali responsabile della visione di un determinato ‘luogo’, che rende possibile stabilire quanto sarà dettagliato l’ambiente percettivo relativo ad un certo Umgebung, cioè l’ambiente fisico che circonda l’animale (tradotto in questa edizione come ‘dintorni’): ciò che circonda l’animale non coincide con ciò che l’animale riesce a vedere di questo contorno. Per rappresentarlo graficamente, gli autori fotografano un paesaggio attraverso un reticolo via via più fitto posizionato sull’obiettivo di una macchina fotografica. Scopriamo così che, dal nostro punto di vista, l’ambiente percepito dal mollusco è davvero povero di dettagli! Peccato che in von Uexküll manchi completamente la nozione darwiniana di adattamento. Anzi, Darwin stesso viene citato una sola volta nel libro (pubblicato per la prima volta nel 1933), a proposito del suo lavoro sulla capacità dei lombrichi di modificare la terra (p. 92). Ma gli ambienti dei lombrichi sono già più ricchi di quelli di altri animali, come per esempio il riccio di mare. Nel suo ambiente, piuttosto semplice, sono gli organi esterni a possedere un riflesso completo, un ‘riflesso-persona’: ‘quando un riccio di mare si muove, sono le zampe a spostare l’animale’ (p.84). In ambienti semplici ogni organo esterno agisce di concerto con gli altri senza un organo centrale di controllo, semplicemente attraverso un processo inibitorio di natura chimica. Mancando, però, la nozione di adattamento, le particolari caratteristiche degli animali ricorrono all’esistenza di un piano naturale, che determina le loro reazioni: è nel piano naturale di una falena chiara librarsi in volo, mentre di una scura nascondersi nell’erba al sopraggiungere del pipistrello. Gli elementi dell’ambiente che stimolano un certo tipo di reazioni sono definiti marche percettive, e vengono annullati da marche operative, sequenze comportamentali analoghe a moduli, fortemente determinate dalla tonalità emotiva dell’animale: un paguro, per esempio, reagirà in maniera diversa all’incontro con uno stesso stimolo, un anemone, se è ben protetto nella sua conchiglia, se ne è privo, oppure se è molto affamato: cercherà così di utilizzarlo per proteggersi, nel primo caso, di indossarlo, nel secondo, e di mangiarlo nel terzo. Se un oggetto è in qualche modo utilizzabile esso farà parte dell’umwelt di una animale, cosa che possiamo sperimentare assai spesso quando qualcuno ci indica una strada: certi oggetti nello spazio diventano punti di riferimento, qualcosa che ci aiuta ad orientarci. Sono proprio questi aspetti che hanno reso il testo di von Uexküll uno strumento nell’ambito della teoria del significato e della semiotica (bio-semiotica)[3]. Il riferimento ci apre la strada agli ambienti magici, cioè luoghi di ‘un’esperienza soggettiva eccezionale’ (p. 141): una bambina che può vedere un orribile mostro giocando con una scatola di fiammiferi, o un giovane storno che cattura una mosca immaginaria. Manca ancora, all’ autore, il concetto di imprinting e parla di Kumpan per riferirsi agli ‘strani’ comportamenti di Cioc, una delle taccole di Konrad Lorenz. Inoltre, l’esclusione di una prospettiva darwiniana lo costringe a ricorrere a immateriali piani naturali che sono stati disposti da ‘un Uno [che] si prende cura, e si fa portatore di tutti gli ambienti […] un soggetto eternamente inconoscibile, la natura”. Merito del curatore l’aver ritradotto un’opera che in Italia non veniva ripubblicata dal 1963, riuscendo a renderne tanto la prospettiva scientifica e profondamente innovativa, riconosciuta ancora oggi. È uscito recentemente (2009) ‘Neurobiology of umwelt’[4], testo curato da A.Berthoz, fisiologo della percezione e dell’azione al ‘Collège de France’, che coniuga le più recenti scoperte in biologia evoluzionista e neuroscienze con le grandiose intuizione del burbero conte von Uexküll, che passa alla storia per aver fatto crescere e allignare, proteggendola, l'irriverente, primordiale etologia di Konrad Lorenz[5] e coloritissimi seguaci zoofili. Ne' il suo ruolo paterno e mai troppo paternalistico su una variegata figliolanza spirituale non potra' essere progressivamente riscoperto: da H.von Euler[6] a C.Sherrington[7], da R.Levi-Montalcini[8] a E.Kandel[9], tra neurotrasmettitori, fessure sinaptiche, neurotrofine e memorie molecolari, con processi proprio da lui concettualizzati ma non descritti ma i cui meccanismi via via vengono delucidati da generazioni di neuroscienziate e neuroscienziati: e troppi ancora ne mancano.
[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Wilhelm_Kühne
[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Johannes_Peter_Müller
[3] http://www.zbi.ee/~kalevi/
[4] http://www.amazon.com/Neurobiology-Umwelt-Living-Beings-Perceive/dp/3642099424/ref=sr_1_1/179-4923316-1743005?ie=UTF8&s=books&qid=1278181177&sr=8-1
[5] http://nobelprize.org/nobel_prizes/medicine/laureates/1973/lorenz.html
https://docs.google.com/viewer?url=http://nobelprize.org/nobel_prizes/medicine/laureates/1973/lorenz-lecture.pdf
[6] https://docs.google.com/viewer?url=http://nobelprize.org/nobel_prizes/chemistry/laureates/1929/euler-chelpin-lecture.pdf
[7] http://nobelprize.org/nobel_prizes/medicine/laureates/1932/sherrington-bio.html
http://nobelprize.org/nobel_prizes/medicine/laureates/1932/sherrington-lecture.html
[8] https://docs.google.com/viewer?url=http://nobelprize.org/nobel_prizes/medicine/laureates/1986/levi-montalcini-lecture.pdf
[9] https://docs.google.com/viewer?url=http://nobelprize.org/nobel_prizes/medicine/laureates/2000/kandel-lecture.pdf
