IndexTreccani.it Contatti

Lezioni

Approfondimento

Recensioni

Per saperne di più

Lezioni Già pubblicati
Medusa
a cura di Laura Desirée Di Paolo

Karl von FrischLe meduse appartengono al phylum degli Cnidaria: le più comuni sono le Scyphozoa e le Cubozoa. Alla famiglia delle Scyphozoa appartienzono le grandi meduse bianche come la Rhizostoma (Rhizostoma plumo) dalle bassissime capacità urticanti. Le piccole meduse trasparenti come la Pelagia nocticula, chiamata comunemente "medusa luminosa", sono spesso molto urticanti, e appartengono invece alla famiglia delle Pelagiidae. Alla famiglia dei Porpitidae appartengono le piccole barchette di San Pietro (Velella velella) piccole meduse non urticanti che galleggiano sulla superficie con una cresta bluastra dalla caratteristica forma a barchetta a vela. Il sistema riproduttivo delle meduse è formidabile e riesce a produrre giovani meduse a partire dalla scissione di polipi bentonici. Inoltre, i celenterati o Cnidaria rappresentano per gli studiosi di comportamento animale, di neuro-etologi, neuro-fisiologi e neuro-anatomo comparati, un interessante oggetto di riflessione: da esseri sinciziali e coloniali (quali, per esempio, coralli e madrepore), i primi vertebrati ad acquisire una qualche forma di individualità sarebbero state proprio le meduse, capaci di forme di attrazione sessuale interindividuale.

Le cassiopee spiaggiate, di circa 50 cm di diametro, sono una fonte importante di alimentazione per i granchi di sabbia (Portunus holsatus) (conosciuto anche come "granchio nuotatore"), le cui popolazioni sembrerebbero a rischio di contaminazione (in particolare a causa di metalli pesanti presenti sulle nostre spiaggie) in parecchie zone costiere, compresi i parchi marini italiani.

L'acquario di Genova, dove uno dei migliori gruppi di biologi marini mediterranei svolge studi su vertebrati e invertebrati marini, anche antartici, offre la possibilità di osservare meduse in vasca anche nelle fasi riproduttive: il gruppo è infatti da parecchi anni in grado di far riprodurre in cattività questi animali.

La Caravella portoghese (Physalia physalis), non è una medusa vera e propria ma è una Siphonophora; e più precisamente un insieme di quattro diversi organismi dalla forma poliploide interdipendenti. Per la presenza di questo animale, potenzialmente pericoloso, si è diffuso allarme. La sua somiglianza con un piccolo sacchetto di plastica rigonfio (circa 15 cm) sopra la superfice dell'acqua estende i sui tentacoli estremamente pericolosi per una lunghezza che può arrivare fino ai 30 metri. Nel caso di avvistamento ci si può rivolgere agli esperti locali di zoologia e biologia marina o rivolgersi a Enrico Alleva (enrico.alleva@iss.it), in procinto di compiere una ricognizione a livello nazionale su questa specie per il suo impatto socio-sanitario. Segnaliamo, inoltre, per le scolaresche interessate a fare esperienza di biologia marina e a conoscere alcuni rudimenti dell'evoluzione darwiniana delle specie animali marine http://www.acquarioargentario.org/

Allarme meduse

L'aumento delle meduse è certamente un effetto antropico: la spogliazione del pianeta terra operata dall' Homo sapiens, dovuto soprattutto all'industrializzazione e all'eccessivo sfruttamento delle risorse, all'immissione di inquinanti, tossici, scorie, agenti anche estremamente persistenti, come pure il riscaldamento globale che ovviamente gioca un ruolo fondamentale nella trasformazione dei viventi negli ecosistemi marini. Tutto ciò si ripercuote, naturalmente, anche sulle popolazioni di predatori naturali delle meduse nei loro primi stadi larvali planconici (polipi delle meduse, che da essi si distaccano).

A lungo si è parlato delle tartarughe marine, soprattutto della comune Caretta caretta, come predatori naturali, la cui scomparsa o forte rarefazione avrebbe determinato la sopravvivenza di un numero eccessivo di giovanissime meduse planctoniche. Anche la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea) si ciba di meduse, ma è rettile ben più raro nei nostri mari.

In seguito vari ecologi ed ecotossicologi hanno sottolineato che tutti i pesci azzurri, ed in particolare gli sgombri (Scomber scombrus) o in generale quelli appartenenti alla famiglia Scombridae, risultano importanti nel mantenere ecologicamente limitate le popolazioni di meduse. Nuove evidenze scientifiche individuano nell'arricchimento indiscriminato di nutrienti delle acque superficiali operato dall'uomo (eutrofizzazione) e nei cambiamenti climatici globali che favoriscono la stratificazione delle acque superficiali più calde, due fattori che incrementano le probabilità del verificarsi di eventi riproduttivi esplosivi "fioriture".



Cosa fare nel caso di ustione da medusa

1) Immediatamente ma per brevi periodi (30 sec massimo) mettere ripetutamente a contatto diretto le parti colpite con un corpo caldo asciutto, sabbia calda, un contenitore con sostanza calda, difatti molte delle tossine delle meduse perdono la loro efficacia già a 55°C;



2) Non lavare mai con acqua dolce e o con aceto qualora i tentacoli, o brandelli di essi, fossero rimasti attaccati alla pelle, l'eventuale lavaggio deve essere fatto solo con acqua di mare;



3) Successivamente utilizzare rimedi creme e/o soluzioni specifiche acquistabili in farmacia (ammoniaca, …), evitare il bendaggio nelle prime ore;



4) Rivolgersi al più vicino presidio sanitario nel caso di ustioni in zone delicate del corpo es. bocca, e nel caso di ustioni estese su bambini, anziani, individui immuno-depressi, affetti da allergie, etc.

Sarebbe opportuno che le nozioni di base su meduse e animali affini diventassero patrimonio formativo di assistenti (bagnini) ed esercenti degli stabilimenti balneari, delle marinerie e del mondo della formazione scolastica in zone costiere ed insulari.

Si ringrazia per la collaborazione il Dott. Maurizio De Pirro

torna su

© Istituto della Enciclopedia italiana 2007-2010