Le meduse appartengono al phylum degli Cnidaria: le più comuni
sono le Scyphozoa e le Cubozoa. Alla
famiglia delle Scyphozoa appartienzono le grandi
meduse bianche come la Rhizostoma (Rhizostoma plumo) dalle
bassissime capacità urticanti. Le piccole meduse trasparenti come la Pelagia nocticula,
chiamata comunemente "medusa luminosa", sono spesso molto urticanti, e
appartengono invece alla famiglia delle Pelagiidae. Alla famiglia dei Porpitidae
appartengono le piccole barchette di San Pietro (Velella
velella) piccole meduse non urticanti che galleggiano
sulla superficie con una cresta bluastra dalla caratteristica forma a barchetta
a vela. Il sistema riproduttivo delle meduse è formidabile e riesce a produrre giovani meduse a
partire dalla scissione di polipi bentonici.
Inoltre, i celenterati o Cnidaria
rappresentano per gli studiosi di comportamento animale, di neuro-etologi,
neuro-fisiologi e neuro-anatomo comparati, un
interessante oggetto di riflessione: da esseri sinciziali e coloniali (quali,
per esempio, coralli e madrepore), i primi vertebrati ad acquisire una qualche
forma di individualità sarebbero state proprio le meduse, capaci di forme di
attrazione sessuale interindividuale.
Le cassiopee
spiaggiate,
di circa 50 cm di diametro, sono una fonte importante di
alimentazione per i granchi di sabbia (Portunus holsatus) (conosciuto anche come "granchio nuotatore"), le
cui popolazioni sembrerebbero a rischio di contaminazione (in particolare a
causa di metalli pesanti presenti sulle nostre spiaggie)
in parecchie zone costiere, compresi i parchi marini italiani.
L'acquario di Genova,
dove uno dei migliori gruppi di biologi marini mediterranei svolge studi su
vertebrati e invertebrati marini, anche antartici,
offre la possibilità di osservare meduse in vasca anche nelle fasi
riproduttive: il gruppo
è infatti da parecchi anni in grado di far riprodurre in cattività questi
animali.
La Caravella portoghese (Physalia physalis), non è una
medusa vera e propria ma è una Siphonophora; e più
precisamente un insieme di quattro diversi organismi dalla forma poliploide
interdipendenti. Per la presenza di questo animale, potenzialmente pericoloso,
si è diffuso allarme. La sua somiglianza con un piccolo sacchetto di plastica rigonfio
(circa 15 cm) sopra la superfice dell'acqua estende i sui tentacoli estremamente pericolosi per una lunghezza che può arrivare fino
ai 30 metri. Nel caso di avvistamento ci si può rivolgere agli esperti locali
di zoologia e biologia marina o rivolgersi a Enrico Alleva (enrico.alleva@iss.it), in procinto di
compiere una ricognizione a livello nazionale su questa specie per il suo
impatto socio-sanitario. Segnaliamo, inoltre, per le scolaresche interessate a
fare esperienza di biologia marina e a conoscere alcuni rudimenti
dell'evoluzione darwiniana delle specie animali marine http://www.acquarioargentario.org/
L'aumento delle meduse è certamente un
effetto antropico: la spogliazione del pianeta terra operata dall'
Homo sapiens, dovuto soprattutto
all'industrializzazione e all'eccessivo sfruttamento delle risorse,
all'immissione di inquinanti, tossici, scorie, agenti anche estremamente
persistenti, come pure il riscaldamento globale che ovviamente gioca un ruolo
fondamentale nella trasformazione dei viventi
negli ecosistemi marini. Tutto ciò si ripercuote, naturalmente, anche
sulle popolazioni di predatori naturali delle meduse nei loro primi stadi
larvali planconici (polipi delle meduse, che da essi
si distaccano).
A lungo si è parlato delle tartarughe
marine, soprattutto della comune Caretta caretta, come predatori
naturali, la cui scomparsa o forte rarefazione
avrebbe determinato la sopravvivenza di un numero eccessivo di giovanissime
meduse planctoniche. Anche la tartaruga
liuto (Dermochelys coriacea) si ciba di meduse, ma è
rettile ben più raro
nei nostri mari.
In seguito vari ecologi ed ecotossicologi hanno sottolineato che tutti i pesci
azzurri, ed in particolare gli sgombri (Scomber scombrus) o in generale quelli appartenenti alla
famiglia Scombridae,
risultano importanti nel mantenere ecologicamente limitate le popolazioni di
meduse. Nuove evidenze scientifiche individuano nell'arricchimento
indiscriminato di nutrienti delle acque superficiali operato dall'uomo
(eutrofizzazione) e nei cambiamenti climatici globali che favoriscono la
stratificazione delle acque superficiali più calde, due fattori che
incrementano le probabilità del verificarsi di eventi riproduttivi esplosivi
"fioriture".
Sarebbe opportuno che le nozioni di base su meduse e animali affini
diventassero patrimonio formativo di assistenti (bagnini) ed esercenti degli
stabilimenti balneari, delle marinerie e del mondo della formazione scolastica
in zone costiere ed insulari.
Si ringrazia per la collaborazione il Dott. Maurizio De Pirro
