“Più libri” sì, “più liberi” forse Lo stage delle tre carte
Dic 10

Pelledi Giovanni Battista Tomassini
e Antonello Chieca 

Ci è venuto un dubbio. Che quando i giornali (e anche la tv) ci spiattellano le loro indagini sui giovani - la generazione X, o Y, o come vi pare - con il sociologo o lo psicologo di turno che si mette in posa per fotografare in una definizione l’essenza dei ragazzi italiani tra i 20 e i 30 anni, molto spesso ci rifilino delle banali generalizzazioni, dei luoghi comuni, suffragati da dati parziali, selezionati a bella posta per puntellare dei preconcetti. Per carità, nessun complotto. Solo una semplificazione che serve a chiudere la complessità di un’universo estremamente variegato nelle quattromila battute di un articolo e a fornire lo spunto per un titolo che attiri l’attenzione dei lettori (magari con il supporto di qualche foto vagamente osé). In questa attitudine c’è però, forse, anche una traccia della difficoltà del mondo adulto a rapportarsi con la realtà giovanile, che si traduce nel bisogno di esocizzarne l’alterità applicandole delle etichette che la sviliscano.
È così che abbiamo preso a tener d’occhio giornali e televisioni per vedere se la nostra impressione veniva confermata. Qualche settimana fa, la nostra attenzione è stata attratta da un numero del settimanale Panorama (n.47 del 2007) che dipingeva i ragazzi di oggi come una massa di pervertiti, potenziali assassini, razzisti e internet come un Inferno nel quale trovano sfogo tutte le più basse e imprevedibili pulsioni di una “generazione degenerata”. C’era sembrato che l’articolo le sparasse grosse. Non perché non ci siano fenomeni di devianza e meandri inquietani nella Rete, quanto per il modo sbrigativo con cui l’articolo estendeva a tutta “l’ultima generazione” comportamenti tanto peculiari.
È stato quindi spontaneo fiondarci, la settimana dopo, su un dvd allegato a la Repubblica e a L’espresso, presentato come un film-documentario sulla sessualità dei ragazzi e delle ragazze dell’Italia di oggi. Titolo: Pelle, ”un racconto in presa diretta dello stato dell’arte della seduzione, della curiosità erotica, dell’amore e del sesso”. Il dvd era anticipato da un articolo (L’espresso, n. 47, 2007) che sottolineava le tendenze trasgressive, la precocità e la mancanza di inibizioni dei giovani in materia di sesso, concludendo che l’atteggiamento consumistico dei ragazzi nei confronti della sessualità è in larga misura motivato dalla necessità di riempire un desolante vuoto esistenziale.vlcsnap-23544.jpg
A chi scrive, il documentario (anzi la docu-soap) è sembrata proporre una visione molto parziale. Basta far caso alla selezione dei personaggi che raccontano le loro esperienze per rendersi conto che il campione scelto non garantisce un’adeguata rappresentatività dei giovani. Anzi, sembra proprio che i protagonisti siano stati selezionati per dare una certa immagine dei ragazzi.
Come ho già scritto, non penso che dietro questa scelta ci sia un Grande Vecchio che vuole screditare i giovani mostrandone la corruzione morale. Anche perché quello che i ragazzi raccontano nel dvd non è affatto sconvolgente e non mi pare li distingua particolarmente dalle generazioni che li hanno immediatamente preceduti. Almeno da quelle che si sono succedute a partire dalla rivoluzione sessuale degli anni Settanta. Tanto per fare un esempio: quando si parla della fatidica “prima volta”, è vero che c’è Jessica che ha 16 anni e ha già qualcosa da raccontare, ma poi c’è Lakme che confessa candidamente d’averlo fatto a 21 anni.
E meno male che erano precoci!
Siccome, però, non posso più onestamente iscrivermi alla categoria dei giovani, il commento della docusoap lo lascio a un collega maggiormente titolato. Nel testo che segue, Antonello Chieca ci racconta se si è riconosciuto nel ritratto generazionale proposto dagli autori di
Pelle. Se avete visto il documentario, o letto degli articoli sui giovani che vi hanno colpito, FATECI SAPERE COSA NE PENSATE. (GBT)Casting

Le abitudini sessuali di 60 cavie tra i 16 e i 40 anni. Un esperimento enigmaticamente etichettato come “docusoap”. In pratica il tentativo di scattare una fotografia della sessualità delle giovani generazioni (con l’aggettivo “giovane” usato, come va di moda oggi, in senso molto allargato).  Tutto questo è Pelle, il documentario in 23 puntate girato da Alberto D’Onofrio per la rete televisiva musicale All Music, ora diventato un film di 90 minuti acquistabile in dvd in allegato la Repubblica e L’Espresso. Pelle è, però, anche molto di più. È una completissima raccolta dei luoghi comuni usati dai mass media per rappresentare il “mistero” del secolo: i giovani. Che cosa si saranno messi in testa questi qui? 

Testa per aria. Le cavie di Pelle, se non sono cantanti o musicisti, fanno perlomeno i Dj in locali notturni underground. Se non sono drag queen o escort fanno almeno, nel tempo libero, gli(le) spogliarellisti(e). Non c’è neanche un impiegato, un ingegnere, un semplice disoccupato. Il più “sfigato” fra gli intervistati (leggi “banale”, leggi “meno cool”) è uno studente. Di design, ovviamente! 

Senza pudore. C’era una volta una sessualità strettamente privata, considerata parte integrante della sfera dell’intimo vlcsnap-37532.jpgdi ogni persona. Oggi, invece, tutti i giovani sono come gli amanti descritti da una poesia di Prevert: incuranti di chi “li segna a dito”. Solo che non si baciano più “in piedi, contro le porte della notte”. Si baciano, si spogliano, si (tra)vestono da donna, si strusciano in locali poco illuminati e affollati di gente davanti ad una telecamera. Lo fanno come se non ci fosse niente di più normale: parlare delle proprie esperienze sessuali – etero, omo, fetish, a pagamento o di qualunque genere esse siano – a un regista che vuole realizzare un documentario sull’argomento. 

Ei fu l’omosessualità. Nell’epoca in cui Madonna e Britney Spears si baciano in diretta televisiva, essere gay o lesbica non crea più scalpore. Tanto che oggi, secondo un’indagine condotta dall’Istituto di Ortofonologia di Roma, il 35% delle ragazze tra gli 11 e i 16 anni ha avuto un’esperienza lesbica e la percentuale sale addirittura al 60-65% tra i maschietti. L’omosessualità, insomma, non fa più notizia: è diventata – a detta di Federico Bianchi, psicoterapeuta che ha curato la ricerca – un fenomeno “cool”. Un po’ come gli stivali indossati da quell’attrice o come l’ultimo modello di cellulare-palmare-computer-dolby surround visto in pubblicità. 

Trasgressivi sempre, a tutti i costi. Se gay e lesbiche non attirano più, c’è sempre la nostra docusoap ad aiutarci. In vlcsnap-585343.jpgPelle, infatti, troviamo l’escort (accompagnatrice) e i triangoli amorosi, c’è una mistress (“padrona” o donna dominante) e c’è anche un uomo che ha cambiato sesso, è diventato donna, ma ora preferisce frequentare altre donne. In questa selva di definizioni – dove neanche il più aggiornato dizionario potrebbe salvarci – ci imbattiamo in Stefano. Diciannove anni, ombretto pesante sugli occhi, capelli tinti, orecchini in quantità. È lo studente di design a cui abbiamo accennato prima. Ci spiega: “Mi piacciono delle cose, al di là di quello che hanno tra le gambe. Mi piacciono le donne che sembrano uomini che sembrano donne e gli uomini che sembrano donne che sembrano uomini”. Ah, ora sì che è tutto chiaro! Pare si riferisca ai cosiddetti “iperandrogeni”. Non ce ne devono però essere molti in giro… Stefano dichiara, infatti, di essere ancora “single perché molto selettivo”.   

Ignoranti. È un altro dei più diffusi luoghi comuni sui giovani. Non hanno voglia di studiare e, di conseguenza, vlcsnap-37858.jpgl’ignoranza dilaga. Ancora una volta il documentario di D’Onofrio ne è la prova perfetta. Il regista ha pensato che, rivolgendosi prevalentemente a un pubblico giovanile, fosse il caso di scrivere – nei testi in sovrimpressione che accompagnano le immagini – un altro con l’apostrofo, sta e qua con l’accento! 

Resta la curiosità per il criterio con cui le 60 cavie sono state così “scientificamente” selezionate dal regista e l’ovvia certezza che i giovani non possono essere tutti artisti, cantanti, dj e drag queen. C’è troppa recitazione in queste presunte confidenze.  D’altra parte, se si tratta di una docu-soap la mescolanza di realtà e finzione è una scelta programmatica. Ma come distinguere i due piani, per farsi un’idea?

4 risposte to “Sotto la pelle dei luoghi comuni…”

  1. Giuseppe Says:

    Io ho visto qualche puntata, ma non ho capito che era un documentario!

  2. Mario Says:

    Sui giovani, secondo me, ci sono troppi luoghi comuni. I giovani sono quello che le generazioni precedenti hanno costruito.

  3. Giacomino Says:

    Secondo me la colpa non è dei giovani. La colpa ce l’hanno le famiglie che non sono più in grado di trasmettere i buoni vecchi cari “valori”. La colpa ce l’hanno le istituzioni che non permettono ai giovani di lavorare. La colpa ce l’ha chi è troppo permissivo.

  4. Tommy Says:

    Ma la colpa di che?

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