Torna il Palazzo delle Esposizioni Un commercialista per il bamboccione
Ott 11

ps2.jpgdi Valentina Greto Ciriaco

Quando il ministro Tommaso Padoa Schioppa ha definito “bamboccioni” quei giovani che tra i venti e i trent’anni – ma spesso ben oltre i trenta – continuano a vivere con mamma e papà, tutti hanno puntato il dito contro quell’epiteto non certo felice. Per incentivare i bamboccioni all’indipendenza – ha annunciato il ministro, sfoderando il suo agghiacciante sorriso - il governo ha pensato di offrire loro la possibilità di detrarre una parte (minima) dell’affitto.
Molti se la sono presa a male per quell’epiteto, non certo felice. Badando poco però alla sostanza: finalmente qualcuno del governo Prodi sembra essersi accorto che in Italia ci sono anche i giovani. Sinora, in questo primo anno e mezzo del governo di centrosinistra, abbiamo praticamente avuto la sensazione di non esistere. A parte le chiacchiere, nessuno nei due schieramenti ha provato a interessarsi del fatto che in Italia abbiamo un futuro incerto. Con una sola sicurezza: la pensione. Infatti sappiamo già da ora che non la vedremo mai.
D’altra parte come potremmo versare i contributi quando ci vengono offerti solo dei lavori che difficilmente superano la soglia di retribuzione di 600 euro al mese? Ma il denaro si ottiene solo se si è fortunati, perché in realtà l’Italia è diventata un paese di stagisti. Lo stagista, per capirci, è quella figura mitologica, metà mulo e metà schiavo, che lavora anche dodici ore al giorno per alcuni mesi (di solito da tre a sei) non pagato, cibandosi solo di sogni di assunzione.
Da una parte, però, capisco i politici italiani e li giustifico. Come possono loro, per la maggior parte ultra-sessantenni, afferrare quelle che sono le problematiche e le ansie di una generazione che non hanno mai visto e che conoscono solo attraverso i numeri riportati nelle statistiche sul tasso di disoccupazione, o sull’abbandono scolastico? Una situazione che Angelo Rovati ha elegantemente sintetizzato in un’intervista al Corriere: “la nostra – ha dichiarato l’amico e consigliere di Prodi - è una Repubblica fondata sulla prostata” (8 ottobre 07, p. 6). E allora cosa volete che ne sappiano dei giovani? Per la nostra “classe dirigente” i “bamboccioni” sono dei pigri, estenuati dalla noia, che vivono a spese dei genitori, come dei parassiti. Forse ministri e parlamentari non hanno mai provato a pensare che il bamboccione è, ad esempio, un ragazzo/a laureato, magari col massimo dei voti, che ha alle spalle una serie di stage gratuiti e lavori sottopagati, ovviamente, in nero.
Ma non importa. Tutti sappiamo che l’affermazione di Padoa–Schioppa è stata fraintesa. Voleva solo scherzare. Dov’è finito il nostro sense of humour? Possibile che questi ministri nessuno li capisca e nessuno apprezzi la loro raffinata ironia? Possibile che nessuno sorrida quando il ministro Amato dichiara candidamente che picchiare le donne è una tradizione siculo–pachistana?
Resta da chiedersi che fine abbiano fatto i vecchi, cari, ghost writer d’una volta. Chi gliele scrive le battute a Padoa Schioppa? La Maga Magò? Possibile che ormai (come notava ieri Filippo Ceccarelli su Repubblica), in quest’epoca di politica spettacolo, anche i tecnici cedano alla tentazione di fare del cabaret?
È difficile saperlo. Di certo è che in un periodo in cui il governo Prodi è in cattive acque, lanciarsi in certe affermazioni (tipo “le tasse sono bellissime…”, oppure i giovani restano in casa con i genitori perché sono dei bamboccioni) non è proprio segno di prudenza. Se è stato un errore di calcolo, speriamo che Padoa Schioppa se la cavi meglio con le tabelle della Finanziaria.
D’altra parte, prendersela con i giovani non espone a grandi rischi. L’Italia è una nazione di persone anziane. Sul piano elettorale i giovani non pesano molto e, poi, a ricattare i bamboccioni e a renderli docili come agnelli ci pensano già il mercato del lavoro e il caro-affitti…
Forse, però, Padoa Schioppa non voleva davvero essere offensivo. Anzi, con quella battuta si sforzava d’usare un linguaggio più fresco e spigliato. In una parola, più giovane. Chissà? Magari, in un domani non troppo lontano, per darsi un tono ancora più disinvolto, si presenterà a qualche conferenza stampa istituzionale con il chiodo da motociclistica, salutando l’uditorio attonito: “Bella frate’!”

2 risposte to “Un Paese di stagisti”

  1. Giuseppe Says:

    Siamo tutti stagisti, diamoci del TU: Bella Tommà!

  2. Qualche vecchio articolo per capire « Riflessioni di una StakaStagista Says:

    […] esperienze (di cui già vi avevo parlato), ma dobbiamo prima superare i residui di quella fatidica accusa. Inoltre, grazie ad Eleonora  leggo qualcosa che non mi mette certo di buon umore, visti i […]

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