A vostre spese, a vostro rischio
Un APS è un Autore a Proprie Spese e la Manuzio è una di quelle imprese che nei paesi anglosassoni si chiamano “vanity press”. Fatturato altissimo, spese di gestione nulle. […] Il sistema Manuzio è molto semplice. Poche inserzioni sui quotidiani locali, le riviste di categoria, le pubblicazioni letterarie di provincia, specie quelle che durano pochi numeri. Spazi pubblicitari di media grandezza, con foto dell’autore e poche righe incisive: “un’altissima voce della nostra poesia”, 0oppure “la nuova prova narrativa dell’autore di Floriana e le sorelle”. “A questo punto la rete è tesa”…
E chi ci cade dentro? I tanti aspiranti scrittori che - come prosegue Umberto Eco nel suo Il pendolo di Foucault - sono talmente bramosi di veder stampati i propri scritti da essere disposti a contribuire alle spese di pubblicazione. Con perfida ironia Eco spiega il raggiro di cui sono vittime. L’editore promette mari e monti, stampa un migliaio di copie in fogli stesi e ne rilega in volume poco più di un terzo. Inutile dire che il “contributo alle spese” gli ha già garantito un congruo margine di guadagno. Buona parte delle copie rilegate vanno all’autore, una minima parte vengono distribuite tra librerie secondarie e consorziate, riviste di provincia e una manciata ai giornali.
Dopo un anno - racconta impietosamente Eco - arriva il momento della verità. L’editore, costernato per l’insensibilità di questo secolo cieco e sordo, chiama l’autore rivelandogli che il libro ha venduto pochino e il magazzino va sgomberato. Prendere o lasciare: o al macero, o l’autore può acquistare il resto della tiratura alla metà del prezzo di copertina. Nella maggior parte dei casi il malcapitato non resiste allo strazio e paga. L’editore rilega un certo numero di copie e butta gli avanzi. «Consuntivo: l’autore ha pagato generosamente i costi di produzione di 2000 copie, la Manuzio ne ha stampate 1000 e rilegate 850, di cui 500 sono state pagate una seconda volta. Una cinquantina di autori all’anno, e la Manuzio chiude sempre in forte attivo».
Messa così, sembra un trappola talmente grossolana che nessuno dovrebbe cascarci. E invece questo genere di editoria continua a prosperare. Sulle cause possono sbizzarrirsi gli psicanalisti. Il fenomeno non può però essere liquidato con un’alzata di spalle. Sia per il numero delle persone che continuano a pagarsi la stampa dei propri libri, sia per il giro d’affari che questo comporta (soprattutto per gli stampatori…), ma anche perché ogni tanto (molto raramente, a dire il vero) qualcuno con questo sistema è riuscito a far conoscere il proprio talento.
Neanche a dirlo, internet ha portato una rivoluzione anche in questo settore. Se uno proprio vuole pubblicare quello che scrive (siete sicuri che poi sia obbligatorio?) e non riesce a trovare un editore che gli dia retta, la rete gli offre numerose possibilità. Ne esaminiamo rapidamente un paio, che ci sembrano tra le più interessanti.
La prima è l’offerta di Lulu.com, sito di self-publishing gestito dall’omonima società fondata da Bob Young, imprenditore di fama mondiale, già co-fondatore della Red Hat una delle maggiori società di sistemi Gnu/Linux. Il sito è operativo in Italia dall’ottobre 2006 e ha già sfornato più di 7.200 titoli. La società vanta “15.000 registrazioni alla settimana e oltre 100.000 visitatori unici al giorno” per complessivi 1.2 milioni di utenti registrati (in tutto il mondo, ovviamente). Per quanto queste cifre possano essere gonfiate a scopo pubblicitario, visitando il sito si ha comunque la sensazione di un certo traffico e di una notevole partecipazione.
Il sito offre innanzitutto la possibilità di pubblicare la propria opera, scegliendo diversi opzioni editoriali (formato, rilegatura, ecc.). L’utente può decidere se mettere in vendita il proprio libro solo in formato cartaceo, o anche in formato elettronico. La distribuzione avviene attraverso lo stesso sito e attraverso le grandi librerie on-line, come Amazon, Borders e Barnes & Noble. E qui c’è la fregatura per gli autori italiani: perché i libri di Lulu.com si trovano nelle librerie virtuali americane, ma non nelle nostrane Internetbookshop e Bol.it. Quindi, a meno che non si scrivano le proprie opere in inglese, il target non è proprio quello giusto.
L’aspetto interessante di questo sito è che almeno un paio di autori già noti lo hanno utilizzato per pubblicare una loro fatica, saltando la mediazione degli editori tradizionali. Lo ha fatto l’instancabile Giuseppe Genna, che ha pubblicato due libri: Medium e Apocalisse con figure (1941-1945). Stessa scelta anche per Roberto Vacca, ingegnere, scrittore, futurologo che - dimostrando attenzione per la vetrina internazionale - ha pubblicato un suo romanzo in inglese, Crude and Evil. Non è data sapere con quali esiti. Medium, di Genna, risulta terzo nella classifica dei libri italiani di narrativa più venduti dal sito, dopo La nostra occasione di Davide Nonino e I racconti di Casa Luet di Susanna Trippa.
Quello che lascia perplessi è come fa un autore sconosciuto a farsi notare nel mare magnum dei libri disponibili on-line. La pubblicazione di un esordiente da parte di un editore tradizionale, quantomeno, offre al pubblico la “garanzia” che un comitato editoriale, costituito da esperti, abbia letto l’opera e l’abbia valutata degna di un investimento per stamparla. Se è serio, l’editore sostiene questo investimento con varie azioni promozionali (pubblicità, recensioni, presentazioni) che servono a far conoscere l’opera al pubblico dei suoi potenziali lettori. E poi l’editore manda il libro nelle librerie, dove i lettori possono incontrarlo anche per caso, sfogliarlo, leggerne qualche brano, annusarlo e magari decidere di comprarlo. Nel caso di un libro pagato dall’autore, chi lo stampa non ha alcuna motivazione a sostenere questo sforzo…
Diverso è il servizio offerto da Arpanet.org. In questo caso non si tratta propriamente di un editore APS (come lo definirebbe Eco), ma di un editore on-line che ricorre a un originale sistema di selezione delle opere. Gli aspiranti autori, una volta che si sono registrati, possono inviare estratti dei propri scritti, che vengono pubblicati sul sito. Quelli che ottengono più voti da parte dei lettori, sono esaminati dalla redazione ed eventualmente stampati. I libri vengono distribuiti in circa 200 librerie e sono acquistabili on-line sul sito ARPAbook.com e in altre librerie virtuali. 
Arpanet.org ha anche ideato la collana Concepts books, piccole raccolte tematiche, i cui contenuti vengono selezionati con il solito metodo. Per iscriversi e inviare la propria proposta, però, è richiesto un contributo economico di 20 euro.
Anche in questo caso resta da chiedersi quale visibilità abbia un’opera pubblicata con queste modalità e quali garanzie di qualità offra ai lettori, anche se in questo caso la mediazione di un comitato editoriale c’è.
Si tratta, comunque, di due casi interessanti perché sfruttano le potenzialità del web in una direzione che potrebbe avere sviluppi significativi in futuro. La strada della pubblicazione a proprie spese, però, resta un percorso irto di difficoltà per chi aspira a una carriera letteraria. Stampare un libro non significa di per sé pubblicarlo. Perché un volume raggiunga il suo pubblico c’è bisogno di un impegno promozionale e commerciale che difficilmente può essere assolto dall’autore. Insomma, quando un editore si dice entusiasta di un vostro scritto, ma vi chiede dei soldi per mandarlo in tipografia, diffidate.
Giovanni Battista Tomassini
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