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Talent scout a pagamento

A differenza di quanto avviene nel mondo anglosassone dove la figura dell’agente letterario nasce e si definisce come professione stabile già a fine Ottocento, in Italia le agenzie letterarie hanno cominciato ad affermarsi negli ultimi anni. Nel Regno Unito e in America la mediazione delle agenzie letterarie è talmente diffusa che per un autore è praticamente impensabile presentare autonomamente un proprio testo a una casa editrice.
Il primo ad aver incarnato, in Italia, la figura dell’agente letterario, come intermediario che si colloca tra autore ed editore è stato Erich Linder.  “Negli anni ‘60-‘70 – ricorda M

arco Vigevani che, prima di fondare un’agenzia letteraria nel 2001, è stato direttore della saggistica di Mondadori– in Italia esistevano soltanto due agenzie: Eulama, a Roma, e l’ALI a Milano, che era di gran lunga la più importante. Entrambe si occupavano principalmente di rappresentare editori stranieri, per alimentare il mercato italiano. Il patrocinio di editori italiani era un fenomeno invece piuttosto limitato. Dagli anni ‘80 in avanti c’è stato un progressivo proliferare di agenzie, con un ulteriore sviluppo negli ultimi dieci anni. Oggi gli autori che si fanno rappresentare da un agente sono la maggioranza”.
Di agenzie letterarie in Italia adesso ce ne sono in effetti parecchie. Basta fare una semplice ricerca su internet per rendersene conto. Ma proprio perché si tratta di una realtà ancora poco nota, è difficile orientarsi tra i tanti nomi e capire quali siano quelle che offrono servizi utili. “Bisogna anzitutto distinguere le agenzie e i diversi lavori che fanno – spiega ancora Vigevani. Innanzitutto, ci sono agenzie che sono specializzate nel fornire servizi alle case editrici, come traduzioni e revisioni di testi. Gli agenti letterari propriamente detti, invece, non offrono servizi editoriali, dal momento che fanno un lavoro di rappresentanza di autori presso le case editrici, proprio come dei manager”.
La maggior parte delle agenzie offre i propri servizi sia agli scrittori esordienti, sia agli autori già affermati. Nei confronti di questi ultimi, è chiaro come l’agente letterario lavora soprattutto per procurare contratti migliori. Nei confronti degli autori esordienti, invece, l’agente opera principalmente come talent scout, cercando di selezionare le opere inedite di qualità e di individuare poi le case editrici più adatte alla loro pubblicazione.
Se operata correttamente, la funzione di mediazione tra l’autore esordiente e l’editore svolta dall’agente può rivelarsi vantaggiosa per entrambi. Per l’editore, infatti, l’agente rappresenta un vero e proprio “consulente letterario”, che screma nel mare magnum delle proposte quelle che corrispondono a pieno alla linea editoriale impostata dalla casa editrice. Per far questo deve conoscere bene l’industria editoriale e mantenere un costante aggiornamento sulle nuove tendenze di genere e sui gusti del pubblico. Deve, inoltre, avere rapporti stabili con editori qualificati e con il mondo della cultura in generale.
Per l’autore esordiente, invece, rivolgersi ad un’agenzia letteraria è innanzitutto un modo per ricevere un parere qualificato sul proprio lavoro. Un bravo agente, infatti, non solo legge il testo, ma svolge un’attenta analisi della sua struttura, dello stile, del ritmo, dell’originalità della storia per valutarne a pieno le potenzialità. Di norma, i risultati di quest’analisi vengono sintetizzati in una scheda di valutazione, con critiche ed eventuali consigli utili a migliorare l’opera. Se poi il giudizio è positivo è lo stesso agente a individuare e a contattare gli editori più adatti al testo esaminato.
Nella stragrande maggioranza dei casi, i servizi di lettura offerti dalle agenzie sono a pagamento. “Nella mia agenzia – chiarisce Vigevani – specifichiamo sempre che la lettura è un servizio che non comporta automaticamente il collocamento dell’opera presso una casa editrice. Leggere e creare un contatto per una pubblicazione sono due cose ben distinte. Diverso è invece il caso di esordienti segnalati da autori che hanno già un rapporto consolidato con l’agenzia. In questi casi, la segnalazione presuppone già una prima selezione effettuata da una persona della quale l’agenzia conosce la competenza”.
Quale consiglio dare allora a un aspirante scrittore che sceglie di rivolgersi a un’agenzia letteraria? Più che di cose da fare, secondo Marco Vigevani, sarebbe più opportuno parlare di cose da non fare. “Prima fra tutte proporre a un’agenzia più scritti. È un errore molto comune. Si tratta però di una scelta sbagliata, perché dimostra che lo stesso autore non sa valutare la qualità di ciò che ha prodotto. Bisogna, dunque, puntare su un unico testo e valorizzarlo con una buona presentazione. Questa non deve contenere “analisi di mercato”. Vale a dire che l’autore non deve giustificare le proprie scelte creative con un calcolo basato sui presunti gusti del pubblico, o sulle mode. L’analisi del mercato non rientra nel compito degli scrittori”.
Per i tanti aspiranti scrittori, però, la questione è, anche e soprattutto, individuare, agenzie serie e professionali. Orientarsi non è facile, ma si possono tenere a mente alcuni piccoli indicatori di garanzia.
Il primo passo è raccogliere informazioni sui servizi offerti. Da questo punto di vista, internet può rivelarsi una fonte preziosa. Attraverso la rete si possono conoscere i professionisti che lavorano all'interno delle agenzie, la loro formazione e le loro esperienze professionali. Altra notizia importante è quella che riguarda gli autori rappresentati. Diverse agenzie (come la stessa Eulama, Grandi & Associati, o Nabu) pubblicano l’elenco dei loro autori, con schede dettagliate e dimostrano i loro legami con case editrici non solo italiane, ma anche straniere.
Particolarmente interessante ai fini di un'accurata valutazione è vedere poi quali sono le attività che l'agenzia svolge parallelamente ai servizi di valutazione e gestione editoriale.  La presenza alle fiere internazionali del libro, la partecipazione a concorsi letterari, l'organizzazione di laboratori e corsi di scrittura, sono di solito indice di una partecipazione attiva dell'agenzia alle dinamiche che muovono il mondo editoriale, comprese quelle che legano l’editoria al cinema, alla televisione e al teatro.
Non bisogna però limitarsi a raccogliere informazioni su internet. Il telefono può sempre tornare utile. Per esempio, per chiamare una casa editrice nota e verificare se l’agenzia alla quale si ha in animo di mandare il proprio dattiloscritto è conosciuta e gode di buona fama. Oltre al talento, insomma, serve anche essere informati, conoscere il mondo dei libri e l’ambiente degli scrittori. Se non altro, in questo modo, si evita il rischio di essere ingannati da editori senza scrupoli, o da falsi agenti letterari.

Alessandra Clementini

 

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